
Se c’è una caratteristica di Woz che ci piace è la sincerità: quando pensa una cosa la dice, a prescindere dalle conseguenze. Intervistato da The Daily Beast, Steve Wozniak ha detto “Il mio telefono principale è l’iPhone. Adoro la sua bellezza. Ma mi piacerebbe che facesse tutte le cose che fa Android, davvero”.
Quali cosa? Dal riconoscimento vocale alla navigazione GPS e, dal momento del lancio dell’iPhone 4S, anche la durata della batteria.
In sostanza, sebbene ammetta che iOS è immediatamente più user-friendly, ma con Android “se avete voglia di provare a capire come funziona, odio dirlo, ma è più facile sotto tanti punti di vista”.
E non è neanche particolarmente colpito da Siri, Woz, se ha dichiarato: “Chiedevo a Siri ‘ Quali sono i cinque laghi più grandi della California?’ e rispondeva. Ora non lo fa più. Con l’iPhone 4 potevo premere un pulsante e chiamare mia moglie. Ora con il 4S posso farlo solo quando Siri riesce a connettersi a Internet. Ma spesso non ce la fa. Android non mi ha mai risposto ‘non posso connettermi a Internet’ “.
Ma di base Woz è contento della facilità d’uso dell’iPhone.
“Per quelle persone che hanno paura della complessità – ha detto – c’è un telefono che è facile da usare e fa quellodi cui hanno bisogno”. (c.c.)
[Fonte: Gizmodo USA]
Woz preferice Android all’iPhone 4S (più o meno)
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Eh già, proprio ieri Woz, nella sua pagina Facebook, afferma che il giornalista ha completamente travisato il suo pensiero, e che usa Android solo per la navigazione satellitare, mentre per tutto il resto usa iPhone! Articolo di un giornalista che ha stravolto il pensiero di Woz tentando di portarlo su sponde androidiane che non gli appartengono… Woz termina la sua rettifica con una risata “ah ah” relativamente a quello che gli è stato messo in bocca…
…da quando il controllo vocale di android non ha bisogno di connettersi ad internet? Che io sappia solo alcuni terminali (come il motorola milestone) hanno -per volontà dei loro produttori, e non grazie ad android- un sistema di controllo vocale che non ha bisogno di connettersi in rete per funzionare. Il confronto col precedente iPhone ha già più senso, anche se il riconoscimento vocale “Nokia style” esiste da anni ed anni su un sacco di terminali diversi, e non è mai stato osannato per la sua usabilità…
No traduzione difficile
Tradotto male… Woz non dice che se si ha voglia di provare Android allora questo è più facile di iOS, come qui viene detto, ma nel testo originale si dice
Android phones aren’t as simple to use as the iPhone, but they’re not that much more complicated, and “if you’re willing to do the work to understand it a little bit, well I hate to say it, but there’s more available in some ways,” Woz says.
http://www.thedailybeast.com/articles/2012/01/14/even-woz-thinks-the-android-bests-the-iphone.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+thedailybeast%2Farticles+%28The+Daily+Beast+-+Latest+Articles%29
Quindi dice che se si prova Android, che è più complicato di iOS ma non troppo, allora ci si può fare, in un certo senso, più cose, ma non che è più facile di iOS.
Traduzione forse VOLUTAMENTE sbagliata?
La traduzione letterale di quanto riportato è:
“I telefoni Android non sono cosi semplici da usare come l’iPhone, ma non sono molto più complicati, e se avete voglia di cercare di capirli un po’ di più, bene, odio dirlo, ma in un certo senso sono anche più ‘disponibili’”
Non mi sembra che la traduzione proposta dall’articolo sia molto dissimile. Disponibile non vuol dire solo che fa più cose, ma anche semplicemente che in alcune cose è più semplice (per esempio sviluppare software o anche semplicemente installarlo senza passare dal market, oppure modificare l’interfaccia utente….).
Resta il fatto che Woz, da persona libera da vincoli commerciali qual’è e da genio qual’è si può permettere di riconoscere ad Android una competitività che altri, in Apple, si rifiutano di ammettere…
No, “there’s more available” duo dire “c’è più a disposizione, c’è più roba disponibile, ci sono più cose a disposizione”, non “sono anche più disponibili”… C’è una grossa differenza