I dubbi di alcuni scienziati sul caso dell’uomo creduto in coma per 23 anni


Sicuramente avete sentito la storia di quell’uomo di cui è stato scoperto lo stato di totale coscienza, nonostante la paralisi completa, dopo che era stato ritenuto in coma per 23 anni. Qualcuno ha avanzato dei dubbi sulla validità della scoperta e qualcuno l’ha anche definita una falsità.
Il problema sta nello strumento principale usato per far capire al mondo che il cervello dell’uomo era attivo, una tecnica chiamata comunicazione facilitata.
La comunicazione facilitata, per la quale è necessario che un aiutante sostenga il disabile fisico, ma mentalmente abile, nello scrivere i suoi pensieri, è stata ampiamente screditata per decenni, dopo che una serie di test indipendenti hanno dimostrato che la tecnica è completamente inaffidabile e che spesso ciò che viene scritto è il pensiero dell’assistente e non del malato. In sostanza pare che l’assistente si ritrovi spesso a prendere la mano del paziente e a farla girovagare a caso sulla tastiera, il che, sarete d’accordo, non è la forma più affidabile di comunicazione.

“Se la comunicazione facilitata fa parte delle tecniche usare, e pare che lo sia, allora non mi fido – ha dichiarato Arthur Caplan, direttore del Centro di Bioetica dell’Università della Pennsylvania -. Non dico che tutta la storia sia una bufala, ma qualcuno dovrebbe controllare più nel dettaglio. Ogni volta che, in qualsiasi circostanza, si parla di comunicazione facilitata, volano bandiere rosse d’allarme“.

In ogni caso, c’è comunque più attività cerebrale di quanto non si ritenesse prima di adesso. Il paziente Rom Houben è in grado di dire “sì” o “no” con piccoli movimenti del suo piede, ma le commoventi, strappalacrime ed eloquenti cose che ha detto tramite la comunicazione facilitata potrebbero essere completamente false.
[Fonte: Gizmodo USA]

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